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Come si scandisce l'esametro latino, passo per passo

Di Lemma · 9 ottobre 2026 · 7 minuti di lettura · latino, metrica, esametro, poesia

Scandire un verso significa segnare, sillaba per sillaba, quali sono lunghe e quali brevi, e raggrupparle nei piedi dello schema metrico. La poesia latina non conta gli accenti ma le quantità: per questo la scansione sembra difficile, e per questo funziona come un rompicapo con regole precise. Qui trovi il metodo per l'esametro dattilico, il verso di Virgilio, Ovidio, Lucrezio e Orazio nelle Satire.

Lo schema dell'esametro

L'esametro ha sei piedi. Ogni piede è un dattilo (una lunga e due brevi: — ∪ ∪) o uno spondeo (due lunghe: — —). Le regole di base sono due:

I primi quattro piedi possono essere dattili o spondei. Lo schema è dunque:

— ∪∪ | — ∪∪ | — ∪∪ | — ∪∪ | — ∪∪ | — ×

dove ogni gruppo «— ∪∪» può diventare «— —» nei piedi dal primo al quarto.

Quando una sillaba è lunga

Una sillaba latina è lunga in due casi:

  1. Per natura: contiene una vocale lunga (ā, ē, ī, ō, ū) oppure un dittongo (ae, au, oe e pochi altri, come eu in heu e in seu).
  2. Per posizione: contiene una vocale breve seguita da due consonanti, oppure da una consonante doppia (x e z). Le due consonanti possono stare nella stessa parola o a cavallo di due parole: la vocale breve alla fine di una parola, seguita da una parola che comincia per due consonanti, di norma diventa lunga (con l'eccezione della muta cum liquida, qui sotto).

Alcune note che evitano errori:

Una sillaba che non rientra in nessuno dei due casi è breve.

L'elisione

Quando una parola finisce per vocale (o per vocale + m, o per un dittongo come -ae) e la parola seguente comincia per vocale o per h, la vocale finale (insieme alla m) si elide: non si conta nel verso. È un fenomeno della pronuncia, che evita lo iato, cioè l'incontro di due vocali di seguito, e che nel verso fa risparmiare sillabe. Un esempio da Virgilio:

litora, multum ille et terris iactatus et alto (Eneide, I, 3)

Qui multum ille si legge mult' ille (cade -um) e ille et si legge ill' et (cade -e): due elisioni nello stesso verso.

Il metodo in sei passi

  1. Leggi il verso a voce alta e dividilo in sillabe, pronunciando i dittonghi come una sola sillaba.
  2. Segna le elisioni: cancella la vocale (o la vocale + m) davanti a vocale o h della parola successiva.
  3. Segna le sillabe lunghe che conosci: dittonghi, vocali lunghe per natura, vocali brevi davanti a due consonanti.
  4. Parti dalla fine: l'ultima sillaba è anceps, la penultima è lunga (il sesto piede è «— ×»); il quinto piede è quasi sempre un dattilo (— ∪ ∪). Quindi, contando a ritroso, le ultime cinque sillabe del verso sono quasi sempre «— ∪ ∪ — ×».
  5. Procedi dall'inizio: ogni piede comincia con una sillaba lunga. Quello che segue decide il tipo: se dopo la lunga ci sono due sillabe brevi, il piede è un dattilo; se dopo la lunga c'è un'altra sillaba lunga, il piede è uno spondeo.
  6. Controlla: i sei piedi devono contenere tutte le sillabe, nessuna di più e nessuna di meno. Se non quadra, riconsidera le elisioni e le consonanti.

Esempio 1: un verso di soli dattili (nei primi cinque piedi)

Un verso famoso di Virgilio (Eneide, VIII, 596) imita il galoppo dei cavalli con una sequenza di dattili:

Quadrupedante putrem sonitu quatit ungula campum

Dividiamo in sillabe: Qua-dru-pe | dan-te-pu | trem-so-ni | tu-qua-tit | un-gu-la | cam-pum. Sono diciassette sillabe, e il verso ha cinque dattili e uno spondeo finale:

— ∪ ∪ | — ∪ ∪ | — ∪ ∪ | — ∪ ∪ | — ∪ ∪ | — ×

Perché le sillabe iniziali dei piedi sono lunghe? dan è lunga per posizione (n + t), trem è lunga per posizione (m + la s della parola seguente), un è lunga per posizione (n + g), cam è lunga per posizione (m + p), tu è lunga per natura (è la desinenza dell'ablativo di sonitus, sonitū), e qua all'inizio è lunga davanti a dr (una muta cum liquida usata come lunga). Le sillabe brevi sono dru, pe, te, pu, so, ni, la qua di quatit, tit, gu, la. Nota la differenza fra due muta cum liquida nello stesso verso: a davanti a dr in quadru- conta come lunga, mentre u davanti a tr in putrem resta breve. Il verso è olodattilico: tutti dattili, tranne l'ultimo piede.

Esempio 2: l'inizio dell'Eneide

Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris

Sillabe: Ar-ma-vi | rum-que-ca | no-Troi | iae-qui | pri-mus-ab | o-ris. Sono quindici sillabe, e lo schema è dattilo, dattilo, spondeo, spondeo, dattilo, spondeo:

— ∪ ∪ | — ∪ ∪ | — — | — — | — ∪ ∪ | — ×

Ar è lunga per posizione (r + m), rum è lunga per posizione (m + q), no è lunga per natura (è la desinenza della prima persona, canō: la muta cum liquida Tr della parola seguente non basterebbe ad allungarla), Troi è lunga (la i di Troia fra due vocali vale doppia: Troi-iae), iae è lunga per natura (dittongo ae), qui è lunga per natura. Il quinto piede è un dattilo, come previsto: pri è lunga per natura, mus e ab sono brevi.

La cesura

Un verso non è solo una somma di piedi: ha anche una pausa interna, la cesura, cioè il punto in cui una parola finisce nel mezzo di un piede. Nell'esametro la cesura più comune è la pentemimera, che cade dopo la prima sillaba lunga del terzo piede. Nel verso di Virgilio sul galoppo:

Quadrupedante putrem | sonitu quatit ungula campum

La parola putrem finisce proprio con la sillaba lunga che apre il terzo piede (trem): è la cesura pentemimera. Un'altra cesura frequente è l'eftemimera, che cade dopo la prima sillaba, lunga, del quarto piede. Per una scansione di scuola basta saper riconoscere la pentemimera (e, quando manca, l'eftemimera) e sapere che la cesura serve a dare ritmo al verso, non a cambiare la scansione.

Gli errori più comuni

Da ricordare. Dimenticare le elisioni; considerare lunga una sillaba breve davanti a una sola consonante; contare la h come consonante; dimenticare che un dittongo è una sola sillaba lunga; dimenticare che la i consonantica fra due vocali vale doppia; non partire dalla fine, dove lo schema è quasi sempre lo stesso.

Per allenarti

Una nota onesta: fra le 24 tracce di maturità che abbiamo ricostruito dal 1999 non c'è nessun testo in versi, perché la seconda prova propone di solito prosa. La metrica serve comunque al triennio, all'università e ai concorsi, e resta un ottimo modo per leggere i poeti. La scansione si impara con la pratica, verso dopo verso. E la metrica ti aiuta anche a tradurre: sapere dove cade la quantità di una sillaba finale distingue, per esempio, un ablativo da un nominativo (rosā è ablativo, rosa è nominativo). Se la traduzione dei testi in prosa ti serve, parti dal metodo per tradurre il latino. Lemma ha un allenamento di metrica con versi veri, greci e latini, già scanditi da uno studioso (le scansioni di David Chamberlain, Hypotactic): provalo, segna le lunghe e le brevi, poi controlla piede per piede. Per orientarti fra gli autori che studierai, leggi chi è uscito più spesso alla maturità.

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